lunedì 17 ottobre 2011
Quando il tessile era di casa a Praia a Mare
Correva l'anno 1957 quando il conte Stefano Rivetti, già proprietario
dello stabilimento Rivetti 1 (R1) di Maratea, decise di varcare il
confine della Basilicata e realizzare a Praia Mare il suo secondo sito
industriale. A quel tempo questa azienda divenuta poi, per alcuni, “la
fabbrica della morte” portava ancora il nome dell'industriale venuto da
Biella: Rivetti 2 (R2). Per costruire entrambe le strutture che
costituivano il polo industriale della “Lanificio di Maratea spa” e che
occupavano circa 500 dipendenti, il conte ottenne un finanziamento
cospicuo da parte della Cassa per il Mezzogiorno: oltre sei miliardi di
lire. Per oltre dieci anni nei due stabilimenti verranno prodotti
filati pregiati destinati a raggiungere varie parti d'Italia.
D'altronde il conte in questo sito industriale aveva trasferito tutte
le attività tessili che prima erano patrimonio del padre Oreste,
titolare della blasonata “Lanificio Rivetti spa”, tra le aziende leader
in Italia del settore negli anni 50. Poi inizia il tramonto della
gestione Rivetti. Nel 1969 lo stabilimento di Praia a Mare passa di
mano. Prima assorbito dall'Istituto mobiliare italiano (Imi) che li
cede all'Eni che, nel frattempo, aveva rilevato la Lanerossi già
proprietaria delle strutture. Ed è in questo periodo che l'azienda
prende il nome di “Marlane spa”. Con l'avvio della privatizzazione di
alcuni rami produttivi dell'Eni, tra cui, appunto, la Lanerossi, nel
1984 arriva la prima vera ristrutturazione dell'azienda tessile. In
quel periodo vengono collocati in cassintegrazione o inviati al
prepensionamento circa 200 dipendenti. Una ristrutturazione capillare
che precede il passaggio di consegna dell'azienda alla “Marzotto spa”.
La società di Valdagno sborsa 173 miliardi di lire nel 1987 per
comprare la “Lanerossi” e con essa, appunto, la “Marlane”. Tra il 1994 e
il 1996 arriva l'altra ristrutturazione dell'azienda e con essa il
taglio di altri 100 operai circa. Nello stesso tempo a Praia a Mare si
sperimenta, grazie a un'iniziativa finanziata dalla 488, un nuovo
progetto: cessa di esistere la divisione filatura pettinata e inizia la
filatura acrilica per maglieria. Un ulteriore finanziamento arriva poi
nel 2000 che permette alla “Marlane” di effettuare nuove assunzioni.
Ma è l'inizio della fine. Nei primi anni 2000 l'azienda mette in cassa
integrazione a rotazione i suoi dipendenti fino a quando nel 2004 la
Marlane chiude i battenti: l'attività viene delocalizzata nella
Repubblica Ceca e i suoi ultimi 191 dipendenti tornano a casa.(Roberto De Santo)
sabato 15 ottobre 2011
Uno scalo ferroviario per il trasporto d'auto al seguito

L'auto è sicuramente il mezzo più pratico per
girare l’Italia in tutta tranquillità, e se come per magia la nostra auto
arrivasse a destinazione senza doverla guidare, sarebbe ancora più comodo.
E' possibile usufruire di questo servizio tutto
l'anno, ma è soprattutto d' estate che questa scelta risulta particolarmente
comoda per evitare il caos delle autostrade.
Si parte alla sera, si dorme in una cabina e al
mattina si scende con l'automobile. Inoltre si possono portare quanti bagagli
si vuole; non esiste il limite di 20 chili e la macchina può essere caricata di
valige o carrozzine.
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