Marlane,
la storia di una serie di scelte giuste e di scelte sbagliate che hanno portato
sul lastrico quasi duecento famiglie.
In
un’epoca non lontana, la produzione della Marlane di Praia a Mare, era
all’avanguardia e competitiva in campo internazionale, basti pensare alla
produzione della famosa “Tela Vaticana” speciale tessuto che era utilizzato per
le vesti di cardinali, vescovi ed alti prelati, per il pregio e la qualità che
non aveva pari sul mercato.
In
questo modo si rispondeva alla competitività di altri Paesi che per bassi costi
di mano d’opera immettevano sul mercato prodotti tessili più economici sia nel
senso della qualità che del prezzo.
Da
quando si è voluto, per scelte aziendali, cercare di competere sul prezzo, tentando
di battere la controparte che ha, come dicevo prima, la possibilità di
utilizzare maestranze che costano meno di un terzo delle nostre è iniziata
l’agonia di un’azienda che era sana ed è
diventata incurabile per poi consumarsi lentamente fino alla “morte”.
Politici
di vario colore, sindacalisti agguerriti e geni della finanza, hanno sparso
fiumi di inchiostro e mari di parole, per proporre soluzioni che andavano
dall’avventurismo alla fantaeconomia ma, quanti hanno dedicato un pensiero a
quei 191 dipendenti, molti dei quali capifamiglia che a causa di “giochetti
finanziari” si sono trovati davanti lo spettro della disoccupazione?
E
ancora una volta, purtroppo, a pagare sono stati i più “deboli” e cioè i
lavoratori che hanno perso il posto di lavoro. Si potrà obiettare che 191 unità
lavorative in più sulla massa dei disoccupati sono un’entità irrisoria,
pensiamo però che queste “unità” sono “persone”, con a carico altre persone che
hanno doveri ma, soprattutto vantano diritti ed esigenze, ai quali la classe
politica ha il dovere di dare sollievo.
A
questo punto mi chiedo, perché in questa fase pre-elettorale non creare una
tavola rotonda per cercare concrete soluzioni per il reinserimento degli ex
lavoratori Marlane nel mercato del lavoro? Io credo che una delle possibili
soluzioni potrebbe essere rappresentata dai piani di mobilità in deroga. Così
come è avvenuto in altre province, ove si è deciso un reinserimento parziale
attraverso un protocollo d’intesa con il Ministero della Giustizia, potrebbe avvenire
anche in provincia di Cosenza per gli ex
lavoratori Marlane seguendo lo stesso percorso.
Questo
dovrebbe essere un impegno fattivo, da parte di tutti gli aspiranti candidati
alla carica di Sindaco e di consigliere comunale.
In
questo senso esprimo la volontà di rendere partecipe la struttura provinciale
dell’U.D.C. allo scopo di cercare ogni possibile soluzione, personalmente mi
sono attivato per avere l’interessamento del segretario provinciale On. Gino
Pagliuso investendolo del problema e quindi, insieme, lavorare per raggiungere
l’obiettivo, non attraverso l’impossibile, ma affrontando ed esaminando il
concreto in ogni sfaccettatura.
