lunedì 6 ottobre 2014

RISCOPRIRE IL PASSATO PER COSTRUIRE IL FUTURO.

di Giovanni Celico

Un antico saggio affermava che una comunità, per poter vivere, ha costantemente bisogno di “riscoprirsi” e, in questa ottica, grande importanza hanno i due incontri che l’Amministrazione comunale, si è impegnata a portare a compimento.
Per inciso, quest’anno, il Museo cittadino “compie” i primi venti anni di vita e l’Amministrazione, con un atto deliberativo del dicembre 2013, aveva ipotizzato, per consacrare l’evento, una “Mostra permanente nella sala consiliare” e un’altra nella richiamata struttura museale, notizie tutte riportate dalla stampa, l’Eco del 15 gennaio 2014 a pag. 18, il Diogene Moderno, Il Quotidiano, ecc.
Per poter tagliare positivamente questo traguardo, non semplice, vi è stato il fattivo impegno di Biagio Praticò, davvero un’opera meritoria e disinteressata, sul lato storico ed organizzativo, di Salvatore Pepe, per la parte artistica, e l’aiuto esterno di Tore Esposito e tutti si ringraziano per la disponibilità dimostrata.
L’idea, sorta per caso, l’anno scorso, nel ricordo di una fugace visita effettuata anni or sono al Municipio di Catanzaro, ha come obiettivo quello di far riscoprire, a mezzo di immagini, una parte importante del nostro comune passato, anche recente, per poter affrontare, questo è l’augurio, un futuro, oltre la memoria, migliore per tutti.
L’arco che si è inteso rivisitare, in questo autunno del 2014, e che da domani sarà a disposizione, visivamente, riguarda i primi cittadini dal 1928 ad oggi, mentre, a stampa, in un libretto molto bello, saranno richiamati anche i consiglieri comunali, che, dal marzo del 1946 ad oggi, si sono succeduti e che la cronaca ha consegnato o sta consegnando ormai alla storia.
Si proseguirà, se possibile, nel 2015, con il recupero di “antiche foto di Praia” da conservare nel Museo e questa sera, in tale prospettiva, desidero fare una donazione, che consegno alla direttrice della struttura.
E’ una offerta piccola e modesta ma spero che possa servire a “smuovere”, già per l’anno prossimo, tanti altri generosi in modo da poter creare un “fondo” ricco e significativo per le generazioni che verranno e per i visitatori.

Nel 2016, nella e per la ricorrenza del centenario della istituzione della parrocchia, sicuramente anche Don Franco si “spenderà” al meglio e quasi certamente leggeremo  un libro di Maria Giuditta Garreffa.
Altri ricercatori, per “costruire gli eventi” locali, nei loro diversi aspetti, sicuramente si impegneranno a mettere insieme, speriamo quando prima, i quadri che si possono riferire, ad esempio, ai sacerdoti e ai religiosi che hanno retto parrocchie e santuario  nonché quello delle suore, dei “maestri elementari” e degli insegnanti della media-ginnasio-liceo, dei carabinieri e dei finanzieri locali, dei ferrovieri, delle ciurme marinare, dei lavoratori e degli operatori del crine vegetale (ricordo in questo settore un personaggio del tutto dimenticato don Bastiano De Lisi: “est un paese copiativo”), dei calciatori nostrani (Tonino Maffeo e Menotti Greco), dei medici comunali (Lanza, Giugni e Nappi) e di quelli ospedalieri (Nino Contino, Serafino Molinari, ecc.,), degli artisti (il tenore Antonio Anastasio), ecc.

Dunque una valorizzazione o una rivalorizzazione di una parte fondamentale della storia collettiva, in questo tempo che cambia così rapidamente e che, a volte, fa perdere, anche nel ricordo, alcuni “punti” fondamentali della nostra vita comunitaria.
In questi ultimi giorni, sono stato avvicinato per una spiegazione del termine “isola Dino”: ho sottolineato quello che è un richiamo condiviso da molti studiosi e cioè che essendoci stato, sul nostro scoglio, un tempietto a Venere, una “aedina”, dai rifugiati marateoti degli inizi dell’ottocento il materiale fu utilizzato per scopi diversi (si inabissò anche la statua di S. Biagio poi recuperata), il nome dell’isola nel corso dei secoli è diventato appunto “Dino”!
Quando “entrerete”, domani sera, nella sala del consiglio comunale e leggerete poi l’opuscolo predisposto mi auguro davvero che sull’onda del ricordo, soprattutto per quelli più avanti negli anni, la nebbia della dimenticanza si diradi e che si possa ripercorrere, con la fantasia, un “piccolo viaggio” tra le case, le vie, le piazze, le chiese, gli alberi nostri per individuare personaggi e avvenimenti e che i più giovani possano riscoprire almeno il “gusto” di “domandare” quale comunità c’è stata alle spalle e quale piazza sarà possibile costruire.
La città non deve essere solo abitata ma vissuta, perché altrimenti non sarà amata completamente: sarà forse soltanto luogo di scambi e di calcoli economici, stazione di transito, come è stata in varie epoche (fine 1800 con il passaggio della ferrovia, la parentesi tra le due grandi guerre e la industrializzazione), spazio da usare e sfruttare, ma non avrà una memoria da preservare.
Invece dovranno diventare, Praia e i “paesi vicini” che hanno condiviso una parte di storia, quelli che ruotano in questa area, con le loro mura e i loro rioni, “luoghi stabili di ricordi e di futuro”.
Alcune notizie che spero possano interessare, a partire proprio dal 1928: è l’anno nel quale nacque, con Praia, Aieta e Tortora, un unico comune, con centro Praia a Mare, ove “funzionava” la “cava in pietra” di Tommaso Nappi, mentre da qualche anno (otto per la precisione) era “andato in funzione” pure il cimitero locale (dono di Caterina e Pasquale Longo).
La superficie totale dei tre agglomerati era di Km. quadrati 120 circa e gli abitanti 5.466 unità (Praia ne contava 900 al centro, 300 alla Foresta e 200 nelle case sparse per un totale di 1.400 persone, mentre Ajeta aveva 1.928 abitanti e Tortora 2.138) e fu dato incarico all’ing. Ernesto Castaldi di Trebisacce per il Piano Regolatore della nostra marina.
Il primo segretario del neo-costituito comune fu, a Praia, Gennaro Nicodemo, mentre applicati di segreteria, ad Ajeta, Angelo Lomonaco e, a Tortora, Giuseppe Salmena.
Medici condotti: Giovanni Candia per Ajeta, Biagio Pucci per Tortora e Gioacchino Nappi per Praia, ove “operava” il maresciallo dei carabinieri Giovanni Scandurro.
Levatrici: Anna Conte a Tortora, Atonia De Lucia ad Aieta e Palmira Bettoni di Rotonda a Praia.
Nel 1928 era Provveditore agli Studi di Cosenza il comm. Mario Servetto e Prefetto il comm. Agostino Guerrise, vice-prefetto il cav. Giuseppe Lepore, mentre era “Pretore reggente” a Verbicaro, con giurisdizione sui comuni del circondario, l’avv. Agostino Zangara e vice-pretore l’avv. Albino Senise.
I Reali d’Italia, nella primavera del 1928, transitarono, su un treno proveniente da Roma, per tutte le stazioni della tratta ferroviaria e si fermarono a Paola.
Alcuni film, muti, furono “Addio mia bella Napoli”, “Mare nostrum”, “Resurrezione”, “Violette imperiali” ed era una stella del cinema Dolores Del Rio.
Nel 1928 si tennero le Olimpiadi di Amsterdam e il Torino vinse il 28° campionato di calcio, mentre si concluse, con una pesante condanna, il processo a carico di Antonio Gramsci.
Era in esercizio, lo fu ancora per poco, il consiglio comunale di Ajeta, ove sedevano Eugenio De Paola, Giuseppe De Pasquale, Giovanni Cuomo e Ruggero Lomonaco della borgata Praia.
Venti mesi prima era stata acquistata alla marina “casa Filardi”, quella grande costruzione ai piedi della scalinata della Grotta, che fu adibita ad edificio scolastico (alcuni di noi hanno proprio lì frequentato le elementari) e che fu utilizzata, per lungo tempo, come sede degli uffici comunali, della banda musicale, ecc.
A Praja fu installato un campo di aviazione militare nell’area dove oggi sorge il Campo Sportivo “Mario Tedesco” e si aprì la Cassa Rurale “S. Maria della Grotta”.
Si costituì una società per il commercio e la salamoia dei cedri la VI.CE.GI.MA.NA. (Viscido, Cernicchiaro, Giugni, Massara e Nappi) e fu edificato il Monumento ai caduti nella Grande Guerra (bisognerà restaurare la grande fotografia esistente in comune).
La pubblica illuminazione era assicurata, nella nostra marina, da 46 fanali affidati alle cure di Domenico Briante, mentre incominciò ad operare la Società Anonima Idroelettrica di Aieta e il 12 maggio 1928 si deliberò di appaltare la pubblica illuminazione di Praia che andò pienamente in funzione intorno al 1930.
Il 15 agosto del 1928 “suonò” per la prima volta in pubblico la banda musicale praiese, sotto la guida del direttore Domenico Zazzeri, che eseguì “Il Trovatore” (nello stesso anno si costituì pure a Tortora la banda musicale locale) .
Sul versante della emigrazione che tanti parenti, amici, conoscenti ha “portato” in terre lontane, si ricordano, come esempi di un fenomeno che per decenni, con “punte” abbastanza rilevanti proprio nel 1928-1930, almeno fino agli anni ’50 dell’altro secolo, ha interessato l’alto Tirreno cosentino, due ormai ex ragazzi, Amedeo Mollo e Ercolino De Angelis, che, negli anni ’50 del novecento, dal Fumarlo, si diressero il primo in Australia e il secondo in Brasile.
Gli anni successivi, dopo la seconda guerra mondiale, segnarono con la ricostruzione, per Praia, un notevole sviluppo: centrali furono, prima, le iniziative industriali di Pasquale Viscido, la SAGINALFA, e, poi, dal 1952, le Tessili Rivetti, con centinaia di addetti (ricordiamo, per tutti, insieme ai tanti locali, Taricco, Ceccatelli, Barbero, Fiorini, Wolf, Fiorillo, Coppa, Mazzia, Mori, Riscaldi, Rossetti, Garella, Ambrosio, Alberano, Cicalese, Guagliano, Campagna, ecc.) e l’indotto che naturalmente si creò, nonché l’affermarsi del turismo, l’apertura del Jolly Hotel, della catena Marzotto, che diventò sempre più un fenomeno di massa e l’andata in esercizio, nel 1971-1972, dell’Ospedale Civile.
Agli inizi degli anni ’60, appena sposati, “si fermarono” in zona, ospiti del marchese Alessandro Cosentini d’Ajeta, i reali del Belgio, Paola Ruffo di Calabria e il marito, in viaggio di nozze, che sono ritornati, l’altro giorno, per mare, lungo la costa.
Per la cronaca, a celebrare il matrimonio civile di don Alessandro, nei primi anni ’70, fu proprio l’attuale sindaco di Ajeta, rag. Giovanni Ceglie, già allora primo cittadino!
Adesso bisogna ripartire, le due serate di questo 2014 e dei prossimi anni saranno importanti anche in una tale prospettiva, pur conoscendo le difficoltà: è necessario dunque e comunque, muovendo questi passi, immaginare un futuro che possa appunto consentire alle generazioni, soprattutto le nuove, di poter guardare avanti, magari senza dover necessariamente emigrare.
Coraggio dunque a Praia e a tutta la zona in modo che ci sia un domani degno di essere vissuto: questa esperienza che stiamo vivendo, insieme, e le prossime, che speriamo di condividere tutti, così le abbiamo immaginate e pensate, siano dunque e soprattutto un “segno tangibile di speranza” e perciò, nel ringraziare ancora il Sindaco, Antonio Praticò, e tutta l’amministrazione locale, nonché i vertici del Museo, per come e per quanto operato e opereranno in tal senso, auguriamo che il tutto non passi invano ma lasci un segno profondo e duraturo nell’animo della comunità nostrana.