di
Giovanni Celico
Un
antico saggio affermava che una comunità, per poter vivere, ha costantemente
bisogno di “riscoprirsi” e, in questa ottica, grande importanza hanno i due
incontri che l’Amministrazione comunale, si è impegnata a portare a compimento.
Per
inciso, quest’anno, il Museo cittadino “compie” i primi venti anni di vita e
l’Amministrazione, con un atto deliberativo del dicembre 2013, aveva
ipotizzato, per consacrare l’evento, una “Mostra permanente nella sala
consiliare” e un’altra nella richiamata struttura museale, notizie tutte
riportate dalla stampa, l’Eco del 15 gennaio 2014 a pag. 18, il Diogene
Moderno, Il Quotidiano, ecc.
Per
poter tagliare positivamente questo traguardo, non semplice, vi è stato il
fattivo impegno di Biagio Praticò, davvero un’opera meritoria e disinteressata,
sul lato storico ed organizzativo, di Salvatore Pepe, per la parte artistica, e
l’aiuto esterno di Tore Esposito e tutti si ringraziano per la disponibilità
dimostrata.
L’idea,
sorta per caso, l’anno scorso, nel ricordo di una fugace visita effettuata anni
or sono al Municipio di Catanzaro, ha come obiettivo quello di far riscoprire,
a mezzo di immagini, una parte importante del nostro comune passato, anche
recente, per poter affrontare, questo è l’augurio, un futuro, oltre la memoria,
migliore per tutti.
L’arco
che si è inteso rivisitare, in questo autunno del 2014, e che da domani sarà a
disposizione, visivamente, riguarda i primi cittadini dal 1928 ad oggi, mentre,
a stampa, in un libretto molto bello, saranno richiamati anche i consiglieri
comunali, che, dal marzo del 1946 ad oggi, si sono succeduti e che la cronaca
ha consegnato o sta consegnando ormai alla storia.
Si
proseguirà, se possibile, nel 2015, con il recupero di “antiche foto di Praia”
da conservare nel Museo e questa sera, in tale prospettiva, desidero fare una
donazione, che consegno alla direttrice della struttura.
E’
una offerta piccola e modesta ma spero che possa servire a “smuovere”, già per
l’anno prossimo, tanti altri generosi in modo da poter creare un “fondo” ricco
e significativo per le generazioni che verranno e per i visitatori.
Nel
2016, nella e per la ricorrenza del centenario della istituzione della
parrocchia, sicuramente anche Don Franco si “spenderà” al meglio e quasi
certamente leggeremo un libro di Maria
Giuditta Garreffa.
Altri
ricercatori, per “costruire gli eventi” locali, nei loro diversi aspetti,
sicuramente si impegneranno a mettere insieme, speriamo quando prima, i quadri
che si possono riferire, ad esempio, ai sacerdoti e ai religiosi che hanno
retto parrocchie e santuario nonché quello
delle suore, dei “maestri elementari” e degli insegnanti della media-ginnasio-liceo,
dei carabinieri e dei finanzieri locali, dei ferrovieri, delle ciurme marinare,
dei lavoratori e degli operatori del crine vegetale (ricordo in questo settore
un personaggio del tutto dimenticato don Bastiano De Lisi: “est un paese
copiativo”), dei calciatori nostrani (Tonino Maffeo e Menotti Greco), dei
medici comunali (Lanza, Giugni e Nappi) e di quelli ospedalieri (Nino Contino,
Serafino Molinari, ecc.,), degli artisti (il tenore Antonio Anastasio), ecc.
Dunque
una valorizzazione o una rivalorizzazione di una parte fondamentale della
storia collettiva, in questo tempo che cambia così rapidamente e che, a volte,
fa perdere, anche nel ricordo, alcuni “punti” fondamentali della nostra vita
comunitaria.
In
questi ultimi giorni, sono stato avvicinato per una spiegazione del termine
“isola Dino”: ho sottolineato quello che è un richiamo condiviso da molti
studiosi e cioè che essendoci stato, sul nostro scoglio, un tempietto a Venere,
una “aedina”, dai rifugiati marateoti degli inizi dell’ottocento il materiale
fu utilizzato per scopi diversi (si inabissò anche la statua di S. Biagio poi
recuperata), il nome dell’isola nel corso dei secoli è diventato appunto
“Dino”!
Quando
“entrerete”, domani sera, nella sala del consiglio comunale e leggerete poi
l’opuscolo predisposto mi auguro davvero che sull’onda del ricordo, soprattutto
per quelli più avanti negli anni, la nebbia della dimenticanza si diradi e che
si possa ripercorrere, con la fantasia, un “piccolo viaggio” tra le case, le
vie, le piazze, le chiese, gli alberi nostri per individuare personaggi e
avvenimenti e che i più giovani possano riscoprire almeno il “gusto” di
“domandare” quale comunità c’è stata alle spalle e quale piazza sarà possibile costruire.
La
città non deve essere solo abitata ma vissuta, perché altrimenti non sarà amata
completamente: sarà forse soltanto luogo di scambi e di calcoli economici,
stazione di transito, come è stata in varie epoche (fine 1800 con il passaggio
della ferrovia, la parentesi tra le due grandi guerre e la industrializzazione),
spazio da usare e sfruttare, ma non avrà una memoria da preservare.
Invece
dovranno diventare, Praia e i “paesi vicini” che hanno condiviso una parte di
storia, quelli che ruotano in questa area, con le loro mura e i loro rioni,
“luoghi stabili di ricordi e di futuro”.
Alcune
notizie che spero possano interessare, a partire proprio dal 1928: è l’anno nel
quale nacque, con Praia, Aieta e Tortora, un unico comune, con centro Praia a
Mare, ove “funzionava” la “cava in pietra” di Tommaso Nappi, mentre da qualche
anno (otto per la precisione) era “andato in funzione” pure il cimitero locale
(dono di Caterina e Pasquale Longo).
La
superficie totale dei tre agglomerati era di Km. quadrati 120 circa e gli
abitanti 5.466 unità (Praia ne contava 900 al centro, 300 alla Foresta e 200
nelle case sparse per un totale di 1.400 persone, mentre Ajeta aveva 1.928
abitanti e Tortora 2.138) e fu dato incarico all’ing. Ernesto Castaldi di
Trebisacce per il Piano Regolatore della nostra marina.
Il
primo segretario del neo-costituito comune fu, a Praia, Gennaro Nicodemo,
mentre applicati di segreteria, ad Ajeta, Angelo Lomonaco e, a Tortora,
Giuseppe Salmena.
Medici
condotti: Giovanni Candia per Ajeta, Biagio Pucci per Tortora e Gioacchino
Nappi per Praia, ove “operava” il maresciallo dei carabinieri Giovanni
Scandurro.
Levatrici:
Anna Conte a Tortora, Atonia De Lucia ad Aieta e Palmira Bettoni di Rotonda a
Praia.
Nel
1928 era Provveditore agli Studi di Cosenza il comm. Mario Servetto e Prefetto
il comm. Agostino Guerrise, vice-prefetto il cav. Giuseppe Lepore, mentre era
“Pretore reggente” a Verbicaro, con giurisdizione sui comuni del circondario,
l’avv. Agostino Zangara e vice-pretore l’avv. Albino Senise.
I
Reali d’Italia, nella primavera del 1928, transitarono, su un treno proveniente
da Roma, per tutte le stazioni della tratta ferroviaria e si fermarono a Paola.
Alcuni
film, muti, furono “Addio mia bella Napoli”, “Mare nostrum”, “Resurrezione”,
“Violette imperiali” ed era una stella del cinema Dolores Del Rio.
Nel
1928 si tennero le Olimpiadi di Amsterdam e il Torino vinse il 28° campionato
di calcio, mentre si concluse, con una pesante condanna, il processo a carico
di Antonio Gramsci.
Era
in esercizio, lo fu ancora per poco, il consiglio comunale di Ajeta, ove sedevano
Eugenio De Paola, Giuseppe De Pasquale, Giovanni Cuomo e Ruggero Lomonaco della
borgata Praia.
Venti
mesi prima era stata acquistata alla marina “casa Filardi”, quella grande
costruzione ai piedi della scalinata della Grotta, che fu adibita ad edificio
scolastico (alcuni di noi hanno proprio lì frequentato le elementari) e che fu
utilizzata, per lungo tempo, come sede degli uffici comunali, della banda musicale,
ecc.
A
Praja fu installato un campo di aviazione militare nell’area dove oggi sorge il
Campo Sportivo “Mario Tedesco” e si aprì la Cassa Rurale “S. Maria della
Grotta”.
Si
costituì una società per il commercio e la salamoia dei cedri la VI.CE .GI.MA.NA. (Viscido,
Cernicchiaro, Giugni, Massara e Nappi) e fu edificato il Monumento ai caduti
nella Grande Guerra (bisognerà restaurare la grande fotografia esistente in
comune).
La
pubblica illuminazione era assicurata, nella nostra marina, da 46 fanali
affidati alle cure di Domenico Briante, mentre incominciò ad operare la Società Anonima Idroelettrica
di Aieta e il 12 maggio 1928 si deliberò di appaltare la pubblica illuminazione
di Praia che andò pienamente in funzione intorno al 1930.
Il
15 agosto del 1928 “suonò” per la prima volta in pubblico la banda musicale
praiese, sotto la guida del direttore Domenico Zazzeri, che eseguì “Il
Trovatore” (nello stesso anno si costituì pure a Tortora la banda musicale
locale) .
Sul
versante della emigrazione che tanti parenti, amici, conoscenti ha “portato” in
terre lontane, si ricordano, come esempi di un fenomeno che per decenni, con
“punte” abbastanza rilevanti proprio nel 1928-1930, almeno fino agli anni ’50
dell’altro secolo, ha interessato l’alto Tirreno cosentino, due ormai ex
ragazzi, Amedeo Mollo e Ercolino De Angelis, che, negli anni ’50 del novecento,
dal Fumarlo, si diressero il primo in Australia e il secondo in Brasile.
Gli
anni successivi, dopo la seconda guerra mondiale, segnarono con la
ricostruzione, per Praia, un notevole sviluppo: centrali furono, prima, le
iniziative industriali di Pasquale Viscido, la SAGINALFA , e, poi, dal
1952, le Tessili Rivetti, con centinaia di addetti (ricordiamo, per tutti,
insieme ai tanti locali, Taricco, Ceccatelli, Barbero, Fiorini, Wolf, Fiorillo,
Coppa, Mazzia, Mori, Riscaldi, Rossetti, Garella, Ambrosio, Alberano, Cicalese,
Guagliano, Campagna, ecc.) e l’indotto che naturalmente si creò, nonché
l’affermarsi del turismo, l’apertura del Jolly Hotel, della catena Marzotto,
che diventò sempre più un fenomeno di massa e l’andata in esercizio, nel
1971-1972, dell’Ospedale Civile.
Agli
inizi degli anni ’60, appena sposati, “si fermarono” in zona, ospiti del
marchese Alessandro Cosentini d’Ajeta, i reali del Belgio, Paola Ruffo di
Calabria e il marito, in viaggio di nozze, che sono ritornati, l’altro giorno,
per mare, lungo la costa.
Per
la cronaca, a celebrare il matrimonio civile di don Alessandro, nei primi anni
’70, fu proprio l’attuale sindaco di Ajeta, rag. Giovanni Ceglie, già allora
primo cittadino!
Adesso
bisogna ripartire, le due serate di questo 2014 e dei prossimi anni saranno
importanti anche in una tale prospettiva, pur conoscendo le difficoltà: è
necessario dunque e comunque, muovendo questi passi, immaginare un futuro che possa
appunto consentire alle generazioni, soprattutto le nuove, di poter guardare
avanti, magari senza dover necessariamente emigrare.
Coraggio
dunque a Praia e a tutta la zona in modo che ci sia un domani degno di essere
vissuto: questa esperienza che stiamo vivendo, insieme, e le prossime, che
speriamo di condividere tutti, così le abbiamo immaginate e pensate, siano
dunque e soprattutto un “segno tangibile di speranza” e perciò, nel ringraziare
ancora il Sindaco, Antonio Praticò, e tutta l’amministrazione locale, nonché i
vertici del Museo, per come e per quanto operato e opereranno in tal senso,
auguriamo che il tutto non passi invano ma lasci un segno profondo e duraturo
nell’animo della comunità nostrana.
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